Agli italiani il TOEFL, per gli stranieri il CILS

In tanti avranno sentito parlare almeno una volta del TOEFL (Test of English as a Foreign Language), ovvero della prova di esame che certifica, mediante il rilascio di un attestato specifico, le capacità linguistiche di studenti che non sono madrelingua inglese; ma in quanti, invece, sono a conoscenza dell’esistenza del CILS?

La CILS (la certificazione di italiano come lingua straniera) è la risposta italiana al TOEFL, una metodologia utilizzata alla stregua di quella dei college e delle università americane, per validare una conoscenza dell’italiano che sia adeguata all’iscrizione nei nostri istituti universitari. Così come altri attestati di certificazione anche il CILS valuta la conoscenza linguistica dello studente straniero in base a diversi gradi di apprendimento e pertanto esistono 4 distinti livelli di preparazione (CILS 1,2,3,4). Ogni livello certifica abilità e padronanze diverse, l’ultimo livello (CILS 4) considera lo studente competente al pari di un madrelingua. Ma la certificazione CILS non si rivolge solo a studenti ma anche ad insegnanti stranieri, ad insegnanti già abilitati nel proprio Paese, che intendono iscriversi nelle graduatorie per l’insegnamento nelle scuole italiane. In questo caso la certificazione, la CILS-DIT, titolo ufficialmente riconosciuto dal MIUR, ha lo scopo di valutare le competenze in ambito professionale didattico dei docenti di madrelingua diversa.

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Contrattualisti e contratti. Personaggi e vicende attuali della contrattazione collettiva, un seminario per ricordare Di Vezza

Contrattualisti e contratti. Personaggi e vicende attuali della contrattazione collettiva, un seminario di studio a cura del Dipartimento di Diritto e di Economia delle Attività Produttive dell’Università di Roma La Sapienza. Il seminario di studio in programma per il prossimo giovedì 11 Aprile 2013 alle ore 14.00 si svolgerà presso la Sala Convegni Pietro Onida, Facoltà di Economia, al III Piano, in Via del Castro Laurenziano 9, Roma. Il Seminario di studio è stato organizzato in ricordo di Luigi Di Vezza, tra i più importanti analisti sul tema contratto nazionale, contrattazione e politica economica, oltre che valido protagonista di fasi che hanno condizionato in maniera decisiva la vita sindacale.

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L’importanza di conoscere il proprio contratto collettivo nazionale di lavoro

Al fine di svolgere le proprie mansioni professionali nella piena consapevolezza, ogni lavoratore regolarmente assunto dovrebbe leggere il proprio contratto collettivo nazionale. I contratti collettivi nazionali di lavoro, solitamente indicati con l’acronimo CCNL e stipulati congiuntamente tra le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, regolano i contenuti essenziali dei diversi settori lavorativi, sia dal punto di vista economico che da quello normativo. Questi contratti, stabiliti su base nazionale, disciplinano aspetti come retribuzione, trattamenti di anzianità, orario di lavoro, qualifiche e mansioni, stabilità del rapporto o altro. La contrattazione collettiva si svolge a diversi livelli: il più ampio è quello interconfederale, all’interno del quale partecipa spesso anche lo Stato, in qualità di mediatore tra le varie confederazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori (ad esempio il sindacato della Cisl).

Oggi la situazione lavorativa italiana è molto complicata, con tassi di disoccupazione da record (soprattutto tra i giovani), e molti licenziamenti dovuti allo stallo delle aziende che non riescono a sopravvivere alla recente crisi economica. Numerosi lavoratori si ritrovano nella morsa della precarietà, causata dalle tantissime formule di stage, di contratto a progetto e contratti di collaborazione a tempo determinato che solo raramente si tramutano in una vera e propria assunzione. Il rischio connesso a questo sbilanciamento tra domanda ed offerta sul mercato del lavoro riguarda soprattutto le condizioni lavorative offerte. In virtù dell’elevato numero di persone in cerca d’occupazione, infatti, i datori di lavoro meno corretti si riservano il diritto di proporre condizioni inique e piuttosto differenti da quelle previste da un contratto collettivo nazionale. In questo campo, inoltre, la disinformazione sull’argomento ed una certa pigrizia del lavoratore giocano a vantaggio del datore di lavoro. Per evitare brutte sorprese, dunque, di fronte ad una qualsiasi proposta lavorativa, è consigliabile che un dipendente legga preventivamente e con la massima attenzione il contratto collettivo nazionale che interessa il proprio settore lavorativo.

Formazione e lavoro, quale la situazione in Italia

Nel suo ultimo rapporto presentato lo scorso fine maggio, l’Istat afferma che la situazione attuale di istruzione e lavoro in Italia è carente, e coinvolge sia le nuove che le vecchie generazioni.

L’Istituto italiano di statistica ha registrato, nel mese di giugno, 22.970 occupati. Il numero rappresenta sì una crescita 11 mila unità rispetto allo stesso mese del 2011, ma esprime anche un calo dello 0,1% rispetto a maggio 2011, un valore percentuale che corrisponde a circa 29 mila unità. Questo calo ha riguardato in particolare le donne. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, è pari al 56,9%, mentre quello di disoccupazione si attesta al 10,8%. Il numero dei disoccupati in Italia è pari a 2.792 unità: la cifra cresce del 2,7% e cioè di 73 mila unità rispetto a maggio dell’anno scorso. Tale aumento riguarda sia gli uomini sia le donne. Per quanto riguarda i giovani, nella fascia di età 15-24, l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati è pari al 34,3%, in lieve calo rispetto a maggio scorso. I giovani disoccupati rappresentano il 10,1% della popolazione di questa fascia di età. Direttamente proporzionali sono le retribuzioni che, rispetto a maggio 2011, diminuiscono dell’1,4%; la medesima variazione si registra anche per il costo del lavoro. In particolare, si osservano cali marcati nel comparto delle attività finanziarie e assicurative e in quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche, a causa della netta riduzione della componente relativa a premi e gratifiche.

La situazione è ovviamente dovuta all’attuale crisi economica, che sta travolgendo un po’ tutti i Paesi d’Europa e che riguarda anche formazione e lavoro. Le prospettive per una ripresa veloce sono attualmente improbabili, dal momento che i giovani, la forza lavoro emergente, versano in grandi difficoltà. Il panorama italiano si differenzia in primo luogo per i bassi livelli d’istruzione della popolazione rispetto ai trend europei, oltre che per early school leavers, cioè i giovani appartenenti alla fascia 18-24 anni che abbandonano gli studi senza aver conseguito un diploma di scuola media superiore. Ma anche per i laureati la situazione non è rosea, dal momento che nonostante la superiore formazione resta difficile trovare lavoro in diversi settori. Le novità contenute nella riforma varata dal governo, comunque, riguardano anche i problemi di istruzione e lavoro. La riforma incide sul contatto di apprendistato, sottoscrivibile solo per periodi superiori a sei mesi. Per i contratti a tempo determinato, invece è stata eliminato il cosiddetto causalone e la durata massima è stata portata a dodici mesi, senza che venga apposta la causale all’atto della stipula.

Come scegliere un marito in affitto

un marito in affittoNon siete soddisfatte di vostro marito? È troppo impegnato e concentrato sul lavoro e lascia a voi donne tutte le incombenze domestiche? Non c’è problema. È nata una società, Un marito in affitto, un’agenzia di servizi di Gian Piero e Fabio Cerizza che da Monza si propone in franchising in Italia e in Europa. L’iniziativa va  molto bene e donne insoddisfatte chiedono quotidianamente un uomo tutto fare che le aiuti in casa. Le mansioni sono quelle di tutti i giorni: dalle più semplici come  sistemare una presa elettrica o andare a prendere il proprio figlio a scuola a quelle più complicate come montare una libreria o sostituire un lampadario.

Un marito in affitto è un servizio attivo dal 2007 e all’inizio copriva solo la zona di Monza e dintorni, in quanto il titolare risiedeva in Brianza. Col tempo la voce si è diffusa e le telefonate sono iniziate ad arrivare anche dal Centro e dal Sud. Oggi sul sito è presente una lista di mariti in affitto dislocati in ogni Regione d’Italia, pronti a correre in soccorso di mamme disperate, donne single, ma anche di mariti, che molto spesso provvedono a contattare l’azienda per evitare di dover svolgere i lavori proposti dalle mogli.

I costi vanno dai trenta euro l’ora, in base al lavoro che bisogna svolgere. Sul sito è presente una sezione con tutti i contatti utili:  il numero telefonico per contattare il tuo marito in affitto, il numero per segnalazioni o reclami, per avere gratuitamente dei preventivi e un indirizzo email per inviare la propria candidatura spontanea e diventare un uomo tutto fare. Il requisito fondamentale è l’affidabilità.