Bracconaggio e disinformazione: come e perché adottare il lupo

adotta-un-lupo-wwfIl lupo è una delle specie protette più famose, segnata da corsi e ricorsi storici che vedono questo animale ora carnefice, ora vittima, ma sempre e comunque presente nei racconti, nelle memorie e nei richiami geografici e religiosi.
Pensiamo alla storia di San Francesco e il Lupo (tra l’altro, Operazione San Francesco fu il nome di un’operazione lanciata dal Parco Naturale degli Abruzzi nel 1973 per la salvaguardia del lupo), ai miti dei nativi americani o nordici (Fenrir) che vedevano il lupo come un Dio, o a luoghi fisici che portano ancora il nome di questi animali – pensiamo alla cittadina tedesca Wolfburg, ma anche a nomi di luoghi italiani che identificano aree ben precise vicino ad alcuni paesi, come il “Guado del Lupo”, o i “Posso e possa del loo”; pensiamo anche alla tradizione favolistica, in cui il lupo praticamente mai figura come il “buono” della situazione.

Eppure il lupo è una delle grandi – e affascinanti – specie focali nelle strategie di conservazione della biodiversità: come tutti i grandi predatori, infatti, favorisce il mantenimento di corridoi ecologici che vengono utilizzati anche da altre specie, e limita la proliferazione incontrollata di alcune specie di erbivori che possono essere dannosi per l’agricoltura.
Nonostante tutti gli sforzi fatti fino ad oggi – in cui la salvaguardia del lupo stia dando buoni frutti – la reintroduzione del lupo in aree in cui era scomparso da secoli ha destato più di una protesta, proprio per i suoi trascorsi che lo relegano a pericoloso concorrente dell’uomo: quante storie su capi di bestiame uccisi, attacchi alle persone e letterature varie in materia!

I grandi ungulati sono le prede preferite dai lupi, ma vivendo a stretto contatto con l’uomo questi predatori hanno la possibilità di avvicinare il bestiame domestico, senza dubbio preda più facile anche perché con l’adattamento all’allevamento ha perso istintivamente parte delle sue capacità di difesa.
Ecco perché neanche oggi della reintroduzione dei lupi tutti sono felici: gli allevatori, ad esempio, sono di nuovo sul piede di guerra ed è proprio per evitare situazioni come queste che l’Europa ha creato il progetto Life Wolfnet, che prevede un miglioramento delle strategie di sicurezza per gli allevatori e un miglioramento del sistema di risarcimenti.

Quello che molti non sanno o non dicono è che in diversi casi sono i cani selvatici ad attaccare il bestiame (la differenza è visibile dal tipo di attacco e dal morso riscontrato sule prede), e ancora una volta il lupo diventa il capro espiatorio per tutti quegli allevatori che chiedono un risarcimento per un capo di bestiame ucciso ma non lo ottengono: ecco che nascono nuovi bracconieri, e il fenomeno del bracconaggio contro il lupo è di nuovo, purtroppo, in crescita.

Chiaramente è illogico poter pensare di reintrodurre il lupo senza prendere in considerazione il fatto che molte aree in cui viveva adesso sono urbanizzate, ma allo stesso tempo è assurdo pensare che la pastorizia, così come non ha avuto un incremento nel momento in cui il lupo è quasi sparito, possa avere una grande perdita per colpa della reintroduzione di questo splendido animale, che può invece riequilibrare la presenza di tanti ungulati (come il cinghiale, ad esempio), che spesso distruggono colture e semine, provocando danni ingenti alle colture e agli agricoltori.

Un’ottima soluzione per salvaguardare gli animali a rischio come il lupo è quella di poter supportare chi in questo campo ha i numeri per poter davvero proteggere e reintrodurre questi animali in natura; un’iniziativa interessante è quella del WWF, che propone di adottare un lupo (simbolicamente, ovviamente) o un altro degli animali in via di estinzione, con un contributo minimo e alla portata veramente di tutte le tasche, a fronte di un Certificato di Adozione e di una lettera di ringraziamento da parte del fondatore e presidente onorario di WWF Italia, Fulco Pratesi.

“Believe in The Good Run”, per chi crede nel piacere della sfida e nei valori dello sport

Believe in the Good Run, ovvero credi nella corsa, in quella sana, e perché no, in quella che “fa bene alla salute”. Ma non solo, credi anche nella bellezza dello sport, nei valori che può trasmettere, nei sentimenti positivi che puoi condividere con gli altri, nei principi più veri della competizione. Believe in the Good Run è per le persone che ancora credono negli sport d’un tempo, negli sport puliti e senza macchia, nel piacere dell’impresa, degli allenamenti duri e della gioia di lottare per un traguardo o un obiettivo. Believe in the Good Run è una sfida personale oltre che di sport, una cura terapeutica, mentale e fisica, per chi ne comprende l’essenzialità e lo spirito.

Niccolò Caramatti prova a spiegarla così la sua sfida, la sua partecipazione il prossimo 2 novembre alla Maratona di New York, un evento di sport e solidarietà che richiama a sé migliaia di partecipanti ogni anno e tanti altri li costringe, purtroppo, alla rinuncia. Niccolò che forse è più noto all’universo dei curiosi per il suo talento al tavolo verde (giocatore professionista di poker nel team Sisal Pro), in realtà nasconde una passione ed una più che valida esperienza nel mondo dei runner e della corsa. Italia, poi l’estero con Londra e Berlino, adesso sarà la volta di New York e della maratona per eccellenza.

(altro…)